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Presente in quasi tutti i fiumi e laghetti della bassa friulana, in maggior numero nei canali Aussa e Corno, nel Brancolo nella parte finale del Isonzo, e del Tagliamento. I periodi migliori sono aprile-luglio e settembre ottobre, nelle parti finali dei fiumi elencati in precedenza vedremo numerosi pescatori che arrivano molto prima del tramonto per aggiudicarsi le postazioni migliori, che sono i piloni di sostengono i ponti, i tronchi d'albero sommersi, le lanche e tutti i posti in cui vi sono sbarramenti che diminuiscono la corrente. Le ore migliori sono dal crepuscolo fino a tutta la notte, in completa assenza di luna o di qualsiasi altra fonte luminosa, oppure di giorno ma con le acque molto sporche, dovute a forti piogge dei giorni precedenti. L'anguilla di notte esce dalla propria tana per incominciare la ricerca di cibo, perdendo tutta la sua proverbiale diffidenza, nutrendosi di pesciolini, crostacei, vermi e larve. La pesca notturna all'anguilla nel Friuli Venezia Giulia consente l'uso fino a tre canne armate. Con l'anguilla dovremo intraprendere un vero e proprio tiro alla fune, per riuscire a portarla in superficie, non lasciandole neanche una possibilità di avvinghiarsi in qualche ciuffo d'alghe o tronco sommerso, quindi non facciamoci incantare dalle canne fatte in carbonio, kevlar e chissà quale altro materiale, tutti molto costosi, ma estremamente fragili, non dimentichiamo se malauguratamente si rompe un cimino o un altro elemento, il costo del pezzo di ricambio originale sarà di poco inferiore al costo della canna intera, una canna in fibra di vetro della lunghezza di 3.5 metri con una azione di punta molto dura (prezzo 15-20 Euro) andrà benissimo, così come il mulinello dovrà essere in grado di sopportare le formidabili testate delle anguille di taglia. Lanceremo in tre punti diversi del canale, in mezzo a pochi metri dalla riva e nell'immediato sotto riva, tareremo la frizione del mulinello al 50% del carico di rottura per poi serrare la frizione mentre si sta combattendo, ideali sono i mulinelli con la doppia frizione detta by-clip, la prima che si disinserisce dopo il primo giro di manovella, di solito tarata molto morbida, con il suo dolce stridere ci avverte che qualcosa sta abboccando, per poi innescare la seconda, situata nella bobina, sarà quella definitiva e ci aiuterà a portare il pesce a riva, l'abboccata si avvertirà con dei sussulti del cimino, per poi avere il completo piegamento della canna, sarà nostro il compito di afferrare prontamente la canna, per non vedere finire il tutto in acqua, non posizioniamo mai le canne sopra dei cespugli o nei tipici bastoncini con la punta a V, muniamoci di reggicanna con puntale adatti per essere infilzati nel terreno, o in presenza di pietre, provvediamo ad assicurare le canne con delle corde. Come avvisatori acustici, molto utili in totale assenza di fonti luminose, andranno bene i campanellini o degli starlite della misura di 4.5x1.5, che si innesteranno nella parte finale del cimino, facendo attenzione a non creare degli ostacoli allo scorrimento del filo attraverso gli anelli passa filo.
Le montature variano in base al sito di pesca; vediamole. Con un fondale sabbioso senza presenza di ostacoli, come la foce del Tagliamento, useremo due ami, del 4 a gambo lungo di colore blu aberdeen, il primo con un terminale dello 0.30-0.35 della lunghezza di 40 cm, il secondo legato alla girella con un bracciolo di 50 cm, tra il piombo piatto da 50 grammi e il primo bracciolo avremo un distanza di 1 metro. Con fondo melmoso e con presenza di alghe come i terminali del Corno o dell'Aussa gli ami verranno montati a bandiera con un terminale della lunghezza di 40 cm e distanti fra loro di circa un metro, ed un piombo ad oliva da 40 grammi. Il fondale ciottoloso, tipo la parte finale dell'Isonzo o molti altri fiumi della bassa friulana come l’Aussa, il Taglio, lo Stella e il Cormor, vedranno una montatura mista, con il primo terminale molto vicino al piombo a circa 30 cm, mentre in secondo terminale ad una lunghezza di mezzo metro dal primo. Il fiume Brancolo pur avendo un fondale melmoso incontra diverse difficoltà con le montature descritte in precedenza, tutte le mangiata che ho potuto notare, si sono verificate nell'amo situato in cima alla montatura, ho provato ad alzare la montatura ed ho avuto risultati migliori, tutto questo fino a raggiungere l'altezza di circa 1.80 m dal piombo, dove al di sopra di questa altezza le mangiate si sono azzerate completamente, evidentemente in questo fiume le anguille amano sostare e mangiare a mezz'acqua, seguendo quello che le maree portano loro. Una volta guadinata la metteremo in un secchio molto capiente, vanno benissimo i secchi di pittura da 20 litri, prenderemo l'anguilla con l'aiuto di un foglio di giornale, ci aiuterà a tenerla ben salda e togliere quella viscosità caratteristica della pelle, la slameremo con l'utilizzo dell'apposito slamatore, o con l'ausilio di una pinza da elettricista con il becco lungo e ricurvo. Se tutto ciò vi diventa difficile a causa della vitalità del pesce o perché le sembianze dell'anguilla vi fanno leggermente schifo (a questo proposito devo dire che anche al sottoscritto, quando l'anguilla si arrotola lungo tutto l'avambraccio, provo una sensazione che vi lascio immaginare) provate a mettere un litro di aceto diluito con acqua nel secchio e dopo porvi l'anguilla, nel giro di pochi minuti l'anguilla morirà, lasciandovi tutto il tempo e la facilità di slamarla, l'ultimo metodo il più radicale è quello di tagliare il filo del terminale, avendo cura di preparare anticipatamente numerose montature, onde evitare noiose perdite di tempo. Vani saranno i tentativi di ammazzarla con bastonate in testa, non la ammazzerete mai, anzi rischiate di sfracellarvi qualche falange della mano e di perdere la cattura, l'anguilla non perderà l'occasione di divincolarsi dalla vostra presa per scivolare via come un serpente nel vicino sottoriva o in mezzo a qualche cespuglio, quindi appena guadinata riponetela immediatamente nel capiente secchio senza perdere un istante. La rilevanza gastronomica rende questa cattura molto ricercata, specie ittica molto grassa ma con carni saporitissime, il colore della pelle va dal nero argenteo in prossimità delle foci dei fiumi al colore verdognolo giallastro negli esemplari che stazionano in acque interne o stagni. Come esche useremo il lombrico di terra, sempre molto valido in tutte le acque ed in ogni tempo, innescato per tutta la sua lunghezza con l'aiuto dell'apposito ago, avendo cura di lasciare scoperto unicamente l'ardiglione dell'amo, il verme di fango o di letame può essere innescato a spirale, fino a che non verrà coperto completamente l'amo, i pesci tipo girello, arborella e gamberetti, anche morti, sono preferibili sulle foci dei fiumi con acque salmastre.
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