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Arrivati nell’abitato di Villanova situato a Sud di San Giorgio di Nogaro seguiamo la strada che porta alla zona industriale, all’altezza della chiesa noteremo il ponte che attraversa il fiume Corno, scegliendo l’itinerario a valle ci dedicheremo alla pesca del luccio, anguilla, cefalo, cavedano, passere e qualche sparuta carpa. Mentre a monte la trota, luccio ed il cavedano sono le uniche specie presenti
Tratto a monte del ponte di Villanova
Incominciando a pescare dalla riva ovest ci accorgeremo che dovremo fermarci dopo duecento metri vista l’impossibilità di attraversare uno sbarramento, quindi non ci resta che percorrere la riva lato paese, all’inizio la pesca si adattata al luccio, le cannelle lungo la riva offrono un habitat propizio al predatore, dopo aver fatto una bella passeggiata pescando lungo l’argine noteremo che il fiume si restringe e diventa più basso con il fondo ciottoloso e presenza di alghe, numerose sono le curve e le anse create, questi sono i posti dove ricercare la trota, non di rado si può catturare l’esemplare da foto. Oramai il fiume ha perso le caratteristiche di fiume di foce prendendo quelle di risorgiva. Non dedichiamoci completamente alla pesca della trota poiché anche il luccio nei profondi buioni può far vedere la sua presenza con un morto manovrato possibilmente scardola. Il fiume proseguendo a monte arriverà all’abitato di San Giorgio di Nogaro e precisamente al ponte della SS.14. ma questo sarà descritto in un altro itinerario.
Tratto a Valle del ponte di Villanova
Unica riva percorribile è quella situata ad est, leggermente più a valle del barcone ormeggiato oramai da decenni fino all’inizio della boschetta, dai primi metri a valle il fiume offre alcune piazzole per la pesca a fondo. Il periodo estivo si propone per la pesca alla carpa e luccio, quest’ultimo ricercato nel sottoriva. Pescando la carpa con mais capita sovente di all’amare dei carassi o cavedani di discrete dimensioni, le carpe sono veramente rare, sicuramente risentono troppo dei continui dislivelli di marea vista la vicinanza del mare, il luccio si può ricercare per alcune centinaia di metri più a valle dopo anche gli esocidi scompariranno per fare spazio a specie di risalita come cefali e anguille, i primi si catturano nei periodi autunnali ove risalgono in branchi abbastanza numerosi fino ad arrivare all’altezza del ponte, ma i migliori siti risultano le zone a monte e a valle del vecchio porto; raggiungibile comodamente in macchina prendendo da Villanova la strada in direzione del canoa club, sulla strada potrete notare alla vostra destra della stradine che vi porteranno nel sottoriva del Corno, queste risultano valide oltre che per la pesca del cefalo anche per la notturna all’anguilla.
Parte finale del Corno
La parte finale del Corno potremo affermare che abbia il suo inizio a valle del centro canoa di San Giorgio di Nogaro e più precisamente dove sfocia lo Zumello. La sponda che analizzeremo per prima è quella lato Torviscosa, ed è anche la più accessibile. Partiamo esattamente da dove sfocia lo Zumello, subito si forma una piazzola adatta alla pesca al cefalo con fondo degradante, le successive a valle mantengono una profondità lineare di un metro e mezzo circa e vede aumentare la profondità solo dopo le bricole poste per delimitare la navigazione, questa situazione con sponda fitta di cannelle e piazzole atte alla pesca la potevamo riscontrare fino allo slargo del porto Margheret, ma dragaggi recenti hanno cambiato notevolmente l’argine, ora le boschette di cannelle hanno lasciato spazio ad un argine lavorato e battuto.
Arrivati nell’ansa del porto industriale noteremo che l’argine torna ad essere protetto da pietre frangiflutti e cannelle, numerosissimi i siti per la pesca meglio descritti nella pagina della pesca al cefalo. Proseguendo lungo il canale noteremo che la profondità di pesca tornerà ad essere decente solo dopo la linea di navigazione delimitata dalle bricole, a valle incontreremo l’inizio del porto turistico di Torviscosa il quale delimiterà la fine della sponda.
La riva lato San Giorgio é in pratica del tutta inaccessibile fino alla sua parte finale, numerosissimi sono i cantieri e fabbriche recentemente aperti le quali precludono ogni passaggio all’argine, unicamente la parte finale nelle vicinanze della foce ci consentirà di pescare agevolmente, continuando arriveremo ad un porticciolo ove potremo raggiungere un’isolotto meta dei pescatori di branzino e leccie, isola raggiungibile attraverso la dighetta di massi solo ed esclusivamente con la bassa marea. Le zone fin qui descritte sono dedicate in particolar modo alla pesca del cefalo sia a galleggio nel sottoriva sia a fondo nel centro del canale. Verso maggio possiamo avere qualche cattura di seppie risalenti fino al porto, non dovremo fare altro che lanciare l’artificiale il più lontano possibile e recuperarlo a scatti, naturalmente la risalita dura un paio di settimane e le catture sono alquanto rare, presenti in gran numero invece tutte o quasi le specie eureliane in primis il branzino pescato fino al vecchio porto di San Giorgio.
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